'L'uomo-massa e la società di massa' si
configura come un tema peculiare della storia del Novecento che ha
influenzato non solo i più svariati orizzonti della vita associata, ma
anche il modo di pensare e di agire del singolo ed anche il suo modo di
produrre cultura.
Massa/mass media e filosofia hanno in
comune lo sguardo, lo spettacolo, lo spectare ed è in questa
intersezione che siamo chiamati a riflettere. Sappiamo che lo sguardo
può essere osservante, indagante, ricercante, attivo e propositivo,
dialogante, ma altrettanto distruttivo; d'altra parte lo sguardo può
essere contemplante, ammirante, estatico, tollerante, ma altrettanto
passivo, ossequioso, timoroso, inerme e oppressivo.
Si indaga ciò
che si può o vuole dominare, ma ciò che si crede di dominare, lo si può
distruggere; si contempla ciò che ci affascina e ci stupisce perché se
ne riconosce la sublime superiorità, ma si può arrivare a farsene
dominare, accettandone acriticamente l'autorità e violando diritti
inalienabili.
Riflettendo su questi temi ci sembra allora
che essi si rimandino l'un l'altro come in un gioco di specchi. Lo
sguardo della filosofia di fronte alla massa e ai mass media rimanda
allo sguardo di fronte a se stessa: quanto il filosofare è diventato e
diventa un filoso-fare libero e sempre aperto a interazioni e
modificazioni e quanto invece può diventare o è diventato oppressione,
inculcamento, massificazione?
Proprio perché il nostro presente eredita
lo stabilirsi' dell'epoca delle masse, occorre altresì che assumiamo la
consapevolezza sia storica che antropologico-culturale dei sistemi di
valori soggiacenti, rispetto ai quali si chiede a chi pratica la
filosofia di andare oltre le ormai "ovvie' motivazìoni di condanna
severa o di ossequio passivo. "Ovvie" perché hanno smesso di spingere a
un atteggiamento di indagine costruttiva che tenga conto via via dei
nuovi segni dei tempi.
Il Novecento ha affrontato filosoficamente
tale tema secondo diverse prospettive e continua a fado perché le
esigenze della vita propongono sempre più urgentemente nuovi problemi.
Si sono via via contrapposte varie posizioni che spingono il dialogare
filosofico alla sua peculiare funzione di rielaborazione intersoggettìva
dei pensiero capace di aprirsi a nuove profondità di comprensione dei
reale.
Condividiamo l'idea che nell'esercizio dei
pensare filosofico della postmodernità occorre aprirsi a una nozione
complessa di soggetto, che recuperi in sé la complementarità degli
opposti e che consenta di oltrepassare le conflittualità precedenti.
"C'è bisogno di una ricostruzione, c'è
bisogno delle nozioni di autonomia/dipendenza, della nozione di
individualità, della nozione di auto-produzione, della concezione
della circolarità ricorsiva'in cui si è nello stesso tempo il prodotto
e il produttore. Bisogna anche associare nozioni antagoniste come il
principio di inclusione e quello di esclusione. Bisogna concepire il
soggetto come ciò che dà unità e invarianza a una pluralità di
personaggi, di caratteri, di potenzialità. Ed è per questo che, se si
è sotto la dominazione dei paradigma cognitivo prevalente nel mondo
scientifico, il soggetto è invisibile e si nega la sua esistenza.
Al contrario, nel mondo filosofico, il soggetto diventa
trascendentale, sfugge all'esperienza, concerne la mente pura, e non
si può concepire il soggetto nelle sue dipendenze, nelle sue
debolezze, nelle sue incertezze. In entrambi i casi non si possono
pensare le sue ambivalenze, le sue contraddizioni.
La sua
centralità e la sua insufficienza nello stesso tempo, il suo senso e
la sua insignificanza, il suo carattere di tutto e di niente insieme.
Abbiamo dunque bisogno di una concezione complessa dei soggetto"[1].
Se ripensiamo agli Ideali della Rivoluzione
Francese, la libertà è stata perseguito nell'Ottocento, l'uguaglianza
invece ha segnato la storia dei Novecento, sta a noi ripensare ed
attuare nel XXI secolo la fraternità, l'ideale che deve ricomporre a
nuova sintesi identità e alterità.
Siamo sulla border-line della
post-modernità in cui il vuoto causato dallo spaesamento ci apre nuove
possibilità: necessariamente cadremo nel baratro dei Grande Fratello
(chiunque esso sia)?
Noi crediamo di no. Rimane aperta la
possibilità di costituire una nuova forma di libertà non più "da"
qualcuno né "di" qualcuno, bensì una libertà "nell'alterità",
nell'apertura al dialogo, alla pluralità resa possibile anche dopo o con
la società di massa. E' la sfida a vivere, a pensare e a cercare la
verità come continuità nella discontinuità dell'esistenza.
NOTE
[1] Edgard Morin, (1991),
La nozione di soggetto - Appendice 2, in La testa ben
fatta, Cortina 2000
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