DIDATTICA


L'uomo-massa e la società di massa
a cura di
Marisa Cogliati


I

Motivazioni
[SOMMARIO]

'L'uomo-massa e la società di massa' si configura come un tema peculiare della storia del Novecento che ha influenzato non solo i più svariati orizzonti della vita associata, ma anche il modo di pensare e di agire del singolo ed anche il suo modo di produrre cultura.

Massa/mass media e filosofia hanno in comune lo sguardo, lo spettacolo, lo spectare ed è in questa intersezione che siamo chiamati a riflettere. Sappiamo che lo sguardo può essere osservante, indagante, ricercante, attivo e propositivo, dialogante, ma altrettanto distruttivo; d'altra parte lo sguardo può essere contemplante, ammirante, estatico, tollerante, ma altrettanto passivo, ossequioso, timoroso, inerme e oppressivo.
Si indaga ciò che si può o vuole dominare, ma ciò che si crede di dominare, lo si può distruggere; si contempla ciò che ci affascina e ci stupisce perché se ne riconosce la sublime superiorità, ma si può arrivare a farsene dominare, accettandone acriticamente l'autorità e violando diritti inalienabili.

Riflettendo su questi temi ci sembra allora che essi si rimandino l'un l'altro come in un gioco di specchi. Lo sguardo della filosofia di fronte alla massa e ai mass media rimanda allo sguardo di fronte a se stessa: quanto il filosofare è diventato e diventa un filoso-fare libero e sempre aperto a interazioni e modificazioni e quanto invece può diventare o è diventato oppressione, inculcamento, massificazione?

Proprio perché il nostro presente eredita lo stabilirsi' dell'epoca delle masse, occorre altresì che assumiamo la consapevolezza sia storica che antropologico-culturale dei sistemi di valori soggiacenti, rispetto ai quali si chiede a chi pratica la filosofia di andare oltre le ormai "ovvie' motivazìoni di condanna severa o di ossequio passivo. "Ovvie" perché hanno smesso di spingere a un atteggiamento di indagine costruttiva che tenga conto via via dei nuovi segni dei tempi.

Il Novecento ha affrontato filosoficamente tale tema secondo diverse prospettive e continua a fado perché le esigenze della vita propongono sempre più urgentemente nuovi problemi. Si sono via via contrapposte varie posizioni che spingono il dialogare filosofico alla sua peculiare funzione di rielaborazione intersoggettìva dei pensiero capace di aprirsi a nuove profondità di comprensione dei reale.

Condividiamo l'idea che nell'esercizio dei pensare filosofico della postmodernità occorre aprirsi a una nozione complessa di soggetto, che recuperi in sé la complementarità degli opposti e che consenta di oltrepassare le conflittualità precedenti.

"C'è bisogno di una ricostruzione, c'è bisogno delle nozioni di autonomia/dipendenza, della nozione di individualità, della nozione di auto-produzione, della concezione della circolarità ricorsiva'in cui si è nello stesso tempo il prodotto e il produttore. Bisogna anche associare nozioni antagoniste come il principio di inclusione e quello di esclusione. Bisogna concepire il soggetto come ciò che dà unità e invarianza a una pluralità di personaggi, di caratteri, di potenzialità. Ed è per questo che, se si è sotto la dominazione dei paradigma cognitivo prevalente nel mondo scientifico, il soggetto è invisibile e si nega la sua esistenza.
Al contrario, nel mondo filosofico, il soggetto diventa trascendentale, sfugge all'esperienza, concerne la mente pura, e non si può concepire il soggetto nelle sue dipendenze, nelle sue debolezze, nelle sue incertezze. In entrambi i casi non si possono pensare le sue ambivalenze, le sue contraddizioni.
La sua centralità e la sua insufficienza nello stesso tempo, il suo senso e la sua insignificanza, il suo carattere di tutto e di niente insieme. Abbiamo dunque bisogno di una concezione complessa dei soggetto"[1].

Se ripensiamo agli Ideali della Rivoluzione Francese, la libertà è stata perseguito nell'Ottocento, l'uguaglianza invece ha segnato la storia dei Novecento, sta a noi ripensare ed attuare nel XXI secolo la fraternità, l'ideale che deve ricomporre a nuova sintesi identità e alterità.
Siamo sulla border-line della post-modernità in cui il vuoto causato dallo spaesamento ci apre nuove possibilità: necessariamente cadremo nel baratro dei Grande Fratello (chiunque esso sia)?
Noi crediamo di no. Rimane aperta la possibilità di costituire una nuova forma di libertà non più "da" qualcuno né "di" qualcuno, bensì una libertà "nell'alterità", nell'apertura al dialogo, alla pluralità resa possibile anche dopo o con la società di massa. E' la sfida a vivere, a pensare e a cercare la verità come continuità nella discontinuità dell'esistenza.

NOTE

[1] Edgard Morin, (1991), La nozione di soggetto - Appendice 2, in La testa ben fatta, Cortina 2000


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